L’Educazione civica a scuola senza l’economia è una materia zoppa

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Lo scorso 2 maggio la Camera dei Deputati ha approvato pressoché all’unanimità il testo di legge sull’educazione civica. E’ istituito «l’insegnamento trasversale dell’educazione civica». L’insegnamento sarà inserito nel curricolo di tutte le scuole primarie e secondarie, con un orario non inferiore a 33 ore annue.

Nelle scuole del secondo ciclo, è affidato ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche se presenti nell’organico dell’autonomia. Uno di loro avrà compiti di coordinamento e di proposta di voto in sede di scrutinio. Il Miur dovrà emanare le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, riferendosi a una serie di tematiche affastellate negli articoli approvati.

E’ previsto un impegno massiccio nella formazione dei docenti. A fondamento dell’educazione civica sarà la conoscenza della Costituzione repubblicana. Infine la nuova educazione civica sostituirà Cittadinanza e Costituzione, le cui norme vengono abrogate. Così recita il testo approvato dalla Camera, atteso al vaglio del Senato. Che giudizio darne?

La presenza di un’ora di educazione civica dalla prima elementare fino all’esame di Stato, significa che ogni ragazzo svilupperà ben 429 ore di educazione civica (33 ore all’anno per 13 anni), con docenti in cattedra, conoscenze e competenze da sviluppare, registri da compilare, voti da assegnare. Sarebbe sbagliato gestire male le risorse dedicate all’educazione civica. Si tratta di un passo in avanti rispetto a Cittadinanza e Costituzione, introdotta nel 2008 con modalità extra-curricolari e inserita quest’anno per la prima volta nell’esame di Stato. Cosa fare in questo corposo pacchetto di ore, cosa considerare educazione civica, come delinearla in una sequenza logica per ben 13 anni di scuola, quali metodi e materiali didattici utilizzare, come formare i docenti? Un criterio deve esserci.

Per educare a vivere nella civitas (o nella polis) non è sufficiente conoscere le regole sui comportamenti. Non basta dotare i giovani della convinzione che una vita piena deve rispettare se stessi, gli altri e le comunità di appartenenza. Occorre considerare che la vita nella civitas è potentemente determinata non solo dal rispetto delle regole, ma anche dai comportamenti conseguenti alle scelte nell’uso delle risorse, quindi dal lavoro, da quanto fanno le imprese per produrre, dall’impiego del capitale materiale, immateriale e dei beni ambientali.

Il testo approvato alla Camera tocca aspetti legati all’economia e alla produzione, citando l’educazione ambientale, lo sviluppo ecosostenibile, la tutela del patrimonio ambientale, le produzioni, le eccellenze territoriali e agroalimentari, l’avvicinamento responsabile e consapevole degli studenti al mondo del lavoro, la conoscenza storica del territorio, il diritto del lavoro. La vita delle imprese, le competenze all’imprenditorialità, le competenze finanziarie sono richiamate da anni in numerosi testi dell’UE e dell’OCSE (sulla financial literacy opera ora in Italia il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria) richiamano con forza la necessità di un’idea più compiuta di educazione civica.

L’educazione per essere civica può e deve comprendere l’educazione economica e finanziaria. Un giovane, che conosca e rispetti le regole ma sia privo di educazione economica e finanziaria, sarebbe come uno zoppo costretto a camminare su di una sola gamba, incapace di appoggiarsi sulla seconda, quella della scelta nell’uso delle risorse. Le linee guida e il piano di formazione dei docenti sull’educazione civica, che spetterà al MIUR stendere, non potranno non tenere conto di queste considerazioni.
*Associazione Europea per l’Educazione Economica www.aeeeitalia.it