L’impatto fiscale dell’ immigrazione secondo il Rapporto Economico 2016

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Il contributo dell’ immigrazione all’economia italiana

E’ stato recentemente presentato il Rapporto 2016 sull’economia dell’ immigrazione, contenente un’analisi dei dati raccolti sul mercato del lavoro, sul contributo al Prodotto Interno Lordo, sui contributi previdenziali versati e sul gettito Irpef. Ne è autrice la Fondazione Leone Moressa, che si occupa di realizzare e diffondere studi statistici sull’ economia dell’ immigrazione in Italia e che sin dal 2011 ne rende pubblico il resoconto per fornire informazioni che possano risultare utili ad evidenziare possibili percorsi di integrazione economica e sociale.

Dalla ricerca è emerso chiaramente il valore del contributo dato dalla presenza degli stranieri nel settore lavorativo del nostro Paese. Lo studio, che ha prodotto uno schema finale mirato proprio a far emergere l’indice di attività migratoria, ha infatti evidenziato come la somma della popolazione inattiva italiana abbia di fatto superato quella della popolazione inattiva straniera. Fenomeno da spiegarsi, presumibilmente, con una maggior capacità di gestione ed adattamento alla crisi dimostrata dagli immigrati rispetto agli italiani.

Alla tavola rotonda, nel cui contesto il ricercatore Enrico Di Pasquale ha illustrato i dati raccolti, ha preso parte anche Cesare Fumagalli, Segretario Generale di Confartigianato, che ha evidenziato l’incidenza del fenomeno migratorio sulle attività economiche italiane, all’interno del cui sistema produttivo esistono di fatto numerose piccole e medie imprese, molte delle quali gestite da imprenditori stranieri. La loro diffusione sul territorio è infatti piuttosto ampia e potrebbe essere utile all’economia del Paese individuare degli strumenti sempre nuovi e sempre più efficaci per permettere loro di trasformarsi in soggetti economici veri e propri.

L’impatto fiscale dell’immigrazione

Parliamo di quasi 11 miliardi di contributi previdenziali versati ogni anno, 6.8 miliardi di Irpef ed oltre 550 mila imprese straniere che arrivano a generare annualmente 96 miliardi di valore aggiunto per il Paese, a fronte di una spesa dello Stato, destinata appunto agli immigrati, di circa 14,7 miliardi, ovvero di meno del 2% della spesa pubblica generale.

Eseguendo un calcolo di ripartizione del volume totale per i redditi da pensioni medi, si arriva ad evidenziare come i contributi dei lavoratori stranieri siano equiparabili a 640 mila pensioni italiane, cifra alla quale deve poi essere aggiunto il gettito Irpef complessivo pagato dai contribuenti stranieri, che si aggira attorno a 6.8 miliardi.

Come sottolineato da Federico Soda, Direttore OIM dell’Ufficio di Coordinamento del Mediterraneo, il fenomeno migratorio è da ricondursi ad un contesto di globalizzazione del mercato del lavoro. In base alle indicazioni fornite da Luigi Vignali, Direttore Centrale per le Politiche Migratorie del Ministero degli affari esteri, la maggiore zona da cui arrivano i flussi migratori che si fermano in Italia è l’Africa occidentale (Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio): per questa ragione è stata presentata la proposta del cosiddetto “Migration Compact”, ovvero di un partenariato economico tra Paesi europei e Paesi africani con lo scopo  di consentire a questi ultimi uno sviluppo completo e sostenibile.         

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