L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF): cos’è e cosa fa

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L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) è stata costituita nel 2008 nell’ambito di un significativo rinnovamento della disciplina antiriciclaggio nel nostro Paese. Istituita presso la Banca d’Italia, in conformità a regole e criteri internazionali, che prevedono in ciascuno Stato la presenza di una Financial Intelligence Unit (FIU) e dotata di piena autonomia operativa e gestionale, l’UIF ha come sua funzione fondamentale il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

L’UIF acquisisce le informazione relative a questi due ambiti del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo attraverso le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) che vengono trasmesse dagli intermediari finanziari, dai professionisti e dagli altri operatori individuati dalla normativa. Successivamente, questo organismo effettua l’analisi finanziaria delle SOS e ne valuta la rilevanza ai fini dell’invio agli Organi investigativi e giudiziari per un eventuale sviluppo dell’azione di repressione. E’ questa una forma di collaborazione istituzionale particolarmente utile all’individuazione e all’analisi di flussi finanziari anomali; una collaborazione che si concretizza in preziosi scambi informativi con le Autorità di Vigilanza, le Amministrazioni Pubbliche e gli Ordini Professionali. L’attività collaborativa non si limita al perimetro nazionale, ma si estende oltre i nostri confini, in quanto l’UIF partecipa alla rete mondiale di FIU per “gli scambi informativi essenziali a fronteggiare la dimensione transnazionale del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”.

Dall’ultimo Rapporto dell’UIF si apprende che dopo il picco del 2016, anno in cui si era superata la soglia delle 101mila SOS, un fenomeno essenzialmente dovuto alla componente straordinaria delle procedure di “voluntary disclosure”, nel 2017 il numero delle SOS è regredito attestandosi a circa 94mila unità. Un dato che, comunque, se paragonato al netto della componente straordinaria prima ricordata con quello dell’anno precedente, rivela una crescita del 9,7%, che risulta essere la più elevata dell’ultimo triennio. Inoltre, scendendo ancor più in dettaglio, merita di essere ricordato come negli ultimi anni si è andata intensificando  l’attenzione ai possibili finanziamenti del terrorismo con un numero di SOS che nel 2017 hanno sfiorato le 1000 unità.

Altri aspetti significativi sul piano quantitativo che emergono dalla lettura del Rapporto dell’UIF riguardano, in tema di segnalanti, la loro composizione percentuale, che registra la parte prevalente da banche e Poste con quasi il 77%. Seguono, poi, gli altri intermediari finanziari (14,3%),i professionisti (5,3%),i prestatori di servizi di gioco (2,8%) e gli operatori non finanziari 80,7%).

Un cenno va anche fatto alla ripartizione delle SOS su base regionale, perché, forse un po’ a sorpresa per i non addetti ai lavori, in testa alla classifica appare la Lombardia (21%),a conferma di una diffusione di fenomeni potenzialmente criminogeni in aree del Paese un tempo ritenute esenti da simili manifestazioni. Ai posti immediatamente successivi in questa particolare classifica si collocano la Campania (11,6%)  e il Lazio (10,1%).

Sempre in questa specifica classifica è da sottolineare che alla voce Estero sono riportate le segnalazioni da soggetti italiani relative a operazioni iniziate in un Paese straniero. Dal loro dettaglio risulta che , se da un lato il numero maggiore riguarda, così come negli anni precedenti, la Svizzera e il Principato di Monaco; dall’altro complessivamente il numero di queste particolari segnalazioni nel 2017 è in forte diminuzione (-65,1%) quale diretta conseguenza della minore incidenza della “voluntary disclosure”.

Oltre agli aspetti quantitativi va anche sottolineato il continuo affinamento dell’analisi delle SOS e della relativa strumentazione utilizzata da parte dell’UIF, come ricordato dal suo Direttore Claudio Clemente, con applicazioni interessanti rivolte, sia ad aspetti tradizionali (si prenda il caso delle violazioni di norme fiscali indicatori strumentali di reati diversi) che innovativi. Infatti, in questo senso, un esempio per tutti, tratto dalla Relazione, riguarda l’ambito dell’utilizzo delle criptovalute con oltre 200 SOS nel 2017;un ambito particolarmente delicato “per l’intrinseca opacità dello strumento”. Al di là dei numeri, comunque, un’attività importante, che ha portato all’individuazione in molti casi di “connessioni” con estorsioni on line, truffe, schemi piramidali…”, innescando rilevanti attività investigative.

 

Filippo Cucuccio