Mutui a tasso fisso e a tasso variabile: quale scegliere?

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Quando, nell’ambito dei prodotti finanziari bancari, parliamo di “mutui”, dobbiamo sempre considerare il fatto che il tasso di interesse ad essi applicato sia stabilito sulla base di specifici parametri determinati dai mercati finanziari e monetari, con l’aggiunta di una quota che rappresenta la maggiorazione impartita dagli istituti bancari (il cosiddetto “spread”).

Gli utenti hanno la possibilità di scegliere tra varie tipologie di mutui, a tasso fisso, variabile o misto, che si attengono a precisi parametri di riferimento: per il tasso fisso normalmente è lEurirs (Euro Interest Rate Swap), per quello variabile possono essere sia l’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) che il tasso ufficiale della Banca Centrale Europea.

Quali differenza tra mutuo a tasso fisso e tasso variabile?

Ciò che differenzia il mutuo a tasso fisso da quello a tasso variabile è che nel primo il tasso di interesse rimane, per l’appunto, quello stabilito dal contratto per l’intera la durata del mutuo stesso, risultando particolarmente conveniente per chi nutre il timore che nel tempo i tassi di mercato si accrescano e preferisce essere sicuro di avere sempre il medesimo importo da pagare per ciascuna rata, a fronte però dell’impossibilità di approfittare di eventuali abbassamenti dei tassi di mercato che dovessero venirsi a verificare.

Il mutuo a tasso variabile, d’altro canto, può subire modifiche a determinate scadenze, considerando che risente delle oscillazioni del mercato: per tale ragione può rappresentare uno svantaggio quando l’importo delle rate dovesse accrescersi, ma all’inizio presenta normalmente tassi variabili inferiori a quelli fissi.

Quale tasso conviene scegliere?

I minimi storici toccati negli ultimi anni hanno reso particolarmente conveniente la scelta del mutuo a tasso fisso, che ha registrato nel nostro Paese un vero e proprio boom di richieste, affiancato dal processo finanziario della “surroga”, tramite cui una banca chiude la situazione debitoria di un cliente consentendogli l’apertura di un mutuo a maggior convenienza.

Il probabile timore che tale situazione potesse non ripetersi ha fatto sì che solo nel primo trimestre di quest’anno la richiesta in tal senso sia arrivata a rappresentare ben l’81% della totalità delle domande, a fronte di una quasi totale erogazione da parte degli istituti bancari (pari all’89%).

Si pensa che sia difficile che i tassi di interesse possano scendere ancora, in particolar modo in Italia: più verosimilmente, seppur con lentezza e gradualità, dovrebbero cominciare a risalire. Ma certezze non se ne possono avere, anche perché la paura della recessione e la crisi economica europea generalizzata  hanno spinto la Banca Centrale Europea a dichiarare di poter ricorrere “a qualsiasi strumento fosse utile per sostenere la crescita economica dei Paesi europei in difficoltà”, compreso il nostro.

Tale linea politica, che consente l’attuazione di prestiti con costi vicini allo zero, ha determinato un abbassamento delle quotazioni dell’Eurirs, che come detto è proprio il parametro cui riferirsi per stabilire la rata dei finanziamenti a tasso fisso.

 

                                                                                                                                                                              Regina Picozzi