“Nudge”: cos’è e cosa significa per l’educazione finanziaria

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E’ di ieri l’annuncio del conferimento del Premio Nobel per l’Economia a Richard Thaler,  Professore dell’Università di Chicago e autore del best seller “Nudge”, per il suo contributo all’economia comportamentale.

Ma cos’è il nudge e cosa ci può dire in termini di educazione finanziaria?

E’ nudge secondo l’autore, ogni piccolo attributo che caratterizza l’ambiente in cui prendiamo decisioni che è in grado di attrarre la nostra attenzione ed influenzare il nostro comportamento. Fare Nudging, in questo senso, significa intervenire su quell’ambiente per riuscire ad incidere sulle scelte dei singoli individui. L’assunto teorico che sta alla base del nudging è quello delle scienze comportamentali, secondo cui gran parte delle decisioni e delle valutazioni quotidiane sono prese in via automatica, facendo ricorso a scorciatoie chiamate euristiche – le quali sono molto utili in svariate circostanze, ma a volte conducono a veri e propri bias comportamentali – ed essendo sottoposti ad una grande influenza da ciò che ci gira intorno, dall’ambiente appunto. La figura centrale nel Nudging è quello che Richard Thaler definisce “Choice architect”, cioè colui che disponendo e presentando le varie opzioni al decisore, incide sulle sue scelte.

Esempi di nudging

Immaginate il classico esempio della caffetteria in cui il responsabile deve decidere dove riporre le pietanze salate, i dolci, la frutta, i prodotti biologici; ma non solo, anche l’arredamento del locale, il percorso che i clienti faranno per arrivare alla cassa, la musica e i colori e così via. Una corposa letteratura empirica ci dimostra che la diversa composizione di queste opzioni condurrà a scelte diverse da parte del consumatore. E quindi l’architetto delle scelte potrà incidere su quelle opzioni nell’ottica di influenzare il nostro comportamento in vista di un determinato obiettivo. Uscendo dall’ambito commerciale, un altro esempio citato dal neo premio Nobel, è quello della strada ad alto scorrimento che a Chicago costeggia il lago Michigan. Una strada molto pericolosa in cui sono avvenuti molti incidenti. Per ridurre questo rischio, il comune di Chicago è intervenuto sulle strisce parallele che indicano di rallentare in vista della curva, rendendole sempre più vicine una con l’altra man mano che ci si avvicina in prossimità della curva. Questo sistema da l’effetto ottico di un aumento della velocità (le strisce sono sempre più ravvicinate e quindi scorrono più velocemente) agli occhi dei conducenti inducendoli a frenare in misura maggiore.

C’è chi grida alla manipolazione e chi, analogamente, a un futuro controllati da un ‘grande fratello’. La risposta che Thaler da alle critiche è molto semplice: la presentazione delle opzioni o il design non è mai neutrale rispetto alle nostre scelte. In altre parole, il responsabile del negozio in qualche modo dovrà allestire il negozio e riporre il prodotto sugli scaffali, allo stesso tempo il comune di Chicago comunque dovrà provveder alla segnaletica, allora: perché non strutturare quel contesto – e i nostri reali processi cognitivi – per fare in modo che le persone prendano scelte che li inducano a mangiare in modo più sano, ad essere più sicuri o ad essere più felici?

Nudging ed educazione finanziaria

La grande lezione che anche al tema dell’educazione finanziaria il principio del nudging offre, è che più che provare a cambiare il modo in cui le persone ragionano, portandole ad essere economicamente “razionali”, sarebbe più efficace intervenire sul contesto in cui le scelte vengono prese, avendo come alleati le stesse euristiche o bias comportamentali che caratterizzano, comunque, il nostro agire quotidiano.

Con riferimento gestione del risparmio, agli investimenti e alla previdenza, sappiamo ormai da anni che il nostro comportamento in questi ambiti devia dalla concezione prescrittiva della teoria economica standard: siamo avversi alle perdite, non abbiamo preferenze costanti nel tempo, le cambiamo in relazione a come ci vengono presentate le varie opzioni, siamo troppo ottimisti in molte circostanze, tendiamo all’inerzia in altre. L’elenco non è assolutamente esaustivo, ma serve per introdurre tutti i terreni su cui è arrivato il momento di intervenire, nell’ottica di essere veramente efficaci rispetto comportamenti che ci interessano (Risparmiare, investire gestendo correttamente la relazione rischio/rendimento, pianificare la pensione, etc.). Con un approccio integrato e di filiera, ovvero:

  • Strutturando le comunicazioni al consumatore dei servizi finanziari in modo da rendere “salienti” le alternative associate a comportamenti “virtuosi”, lavorando al framing delle alternative;
  • Strutturando i prodotti in modo da rendere appealing i moduli di prodotto che inducono ad effetti finanziari sostenibili per i risparmiatori, riducendo la complessità delle opzioni e migliorando il mapping dei benefici attesi;
  • Strutturare landing pages e siti internet, anche qui, che inducano una user experience in grado di suscitare comportamenti finanziariamente ritenuti sostenibili;
  • Strutturando contenuti di educazione finanziaria che, al di la del messaggio educational, siano in grado di influenzare positivamente – facendo leva per esempio su social norms, priming, etc. – il successivo comportamento finanziario degli individui, nel momento della scelta.

C’è ora un framework teorico ed empirico molto strutturato, si tratterebbe di utilizzarlo in maniera fattiva con un approccio che non può che essere quello sperimentale, detto alla anglosassone: “design, test, learn, refine, test again”.

Thaler e il suo nobel, ci “pungolano” a farlo.