Pensione: anticipata, di vecchiaia e contributiva. I requisiti per il 2017

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Quando parliamo di pensione anticipata ci riferiamo al trattamento di tipo previdenziale che non necessita di una determinata età anagrafica e che può essere ottenuto da tutti i lavoratori con regolare iscrizione alla previdenza pubblica obbligatoria. E’ richiesta una anzianità di contributi, che per il triennio 2016-2018 è di 41 anni e 10 mesi nel caso delle donne e di 42 anni e 10 mesi nel caso degli uomini.

Riguarda quindi chi è iscritto a gestioni speciali dei lavoratori autonomi (come commercianti, coltivatori diretti e artigiani), all’assicurazione generale obbligatoria, nonché alla gestione separata Inps, ovvero quella destinata ai dipendenti del settore privato o pubblico ed ai lavoratori autonomi.

Tale trattamento pensionistico può dunque essere conseguito semplicemente con il possesso del requisito di anzianità contributiva, a prescindere dalla propria età anagrafica.

La sua introduzione risale al primo gennaio del 2012 con la Legge Fornero, art.24 del decreto legge 201/2011.

Mentre per quanto concerne la pensione di vecchiaia 2017, i requisiti saranno l’età di 66 anni e 7 mesi per lavoratori dipendenti del privato, pubblico impiego o autonomi; 66 anni ed 1 mese per le lavoratrici autonome; 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici del privato, per la pensione anticipata l’unico requisito 2017 è quello di 42 anni e dieci mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e dieci mesi contributivi per le donne.

La pensione contributiva è invece a sé stante, in quanto può venire applicata sia al trattamento di vecchiaia che a quello anticipato. La pensione di vecchiaia di tipo contributivo riguarda chi abbia raggiunto l’età pensionabile senza però possedere i requisiti contributivi (ovvero 20 anni di contributi versati), mentre La pensione anticipata contributiva riguarda chi avesse 20 anni di contributi ed un’età anagrafica di 63 anni e sette mesi.

Secondo le recenti novità riguardanti la pensione anticipata e quella di vecchiaia, il Governo potrebbe intervenire per bloccare l’aumento dei requisiti anagrafici e contributivi che entrerebbero in vigore dal 2019. Si discute tuttavia sulla possibilità che, in questo senso, vengano applicati dei criteri di selezione, ovvero che il blocco degli aumenti dei requisiti suddetto possa valere esclusivamente per specifiche tipologie di lavoratori: parliamo di chi abbia svolto attività considerate gravose e per le quali è stato appunto pensato un canale di uscita agevolato.

L’esenzione dagli aumenti di età e contributi per la pensione anticipata (e per quella di vecchiaia) riguarderebbe allora categorie quali quelle degli infermieri, di educatori e maestre ed in particolar modo degli edili, penalizzati più degli altri per lo specifico settore di lavoro.

Da parte dei sindacati vi è stata la richiesta di un aumento delle risorse per la pensione anticipata dei precoci con quota 41 e per l’Ape Social.

Ricordiamo che la cosiddetta “Quota 41” è un’altra forma di agevolazione pensionistica, ovvero quella destinata ai lavoratori che sono entrati da molto giovani nel mondo del lavoro: parliamo infatti di chi abbia cominciato a lavorare prima di aver compiuto i 19 anni di età ed abbia almeno un anno di contribuzione per il periodo che precedeva il compimento del 19° anno. La dicitura “41” fa invece riferimento al numero di anni di contributi che il suddetto lavoratore deve aver versato per poter usufruire di tale beneficio.

Le agevolazioni sono pensate sempre per le fasce con maggior difficoltà, come quella dei disoccupati per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, per coloro che da almeno tre mesi non ricevano l’indennità, per gli invalidi civili (con un’invalidità superiore o pari al 74%, o che nel momento in cui presentano la richiesta siano nella condizione di assistere da almeno 6 mesi il proprio coniuge o un parente di primo grado con disabilità. Per finire, coloro che abbiano svolto le sopramenzionate attività lavorative usuranti.