Pensione

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Pensione

A chi spetta la pensione?

Ai lavoratori in possesso di una determinata età e di un minimo di anni di contributi, pari attualmente a 20 (fatte salve alcune deroghe che consentono il pensionamento con 15 anni di contributi) spetta un trattamento pensionistico denominato Pensione di vecchiaia. Si differenzia dalla pensione di anzianità, diventata pensione anticipata con la Legge Fornero, in quanto quest’ultima tipologia di trattamento si basa solo sul possesso di un determinato numero di anni di contributi (attualmente 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10mesi per le donne) e non richiede un’età minima per uscire dal lavoro.

Il possesso di un’età minima, invece, è fondamentale per il raggiungimento della pensione di vecchiaia. Attualmente, sino a tutto il 2017, l’età prevista per potersi pensionare è pari a:

65 anni e 7 mesi, per le lavoratrici dipendenti del settore privato;
66 anni e 1 mese, per le lavoratrici autonome;
66 anni e 7 mesi, per gli uomini e per le dipendenti pubbliche.

La previdenza complementare: cos’è

A partire dagli anni ’90 il progressivo incremento della durata della vita media (che causa un allungamento del periodo di pagamento delle pensioni) e il rallentamento della crescita economica (che determina una riduzione dell’ammontare di contributi necessari a pagare le pensioni) hanno condotto a modificare profondamente il sistema pensionistico italiano, ciò attraverso: l’innalzamento dell’età richiesta per andare in pensione e dell’anzianità contributiva minima e collegando l’entità della pensione:

  1. All’ammontare dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa e non più alle ultime retribuzioni percepite;
  2. Alla crescita del prodotto interno lordo;
  3. Alla durata media del periodo di pagamento della pensione (c.d. “speranza di vita”).

Inoltre la pensione, a seguito delle riforme suddette, viene rivalutata unicamente sulla base dell’inflazione e non più in base all’aumento delle retribuzioni che, generalmente, risulta più elevato.

Queste riforme hanno fatto si che, le nuove pensioni saranno nel tempo sempre più basse in rapporto all’ultima retribuzione percepita (il cosiddetto “tasso di sostituzione”).
È questa la ragione principale per cui alla previdenza obbligatoria viene affiancato il secondo pilastro del sistema: la previdenza complementare. Il quadro normativo di riferimento della previdenza complementare è attualmente delineato nel Decreto Legislativo 252 del 2005.

Come costruire una pensione complementare?

Se sei un lavoratore dipendente puoi scegliere una forma pensionistica complementare ad adesione individuale o ad adesione collettiva.
Nel caso di adesione individuale la tua contribuzione è formata da:

  • quota di TFR (Trattamento di Fine Rapporto) futuro, cioè quello che maturi dal momento in cui aderisci alla forma pensionistica
  • il tuo contributo e quello eventuale del tuo datore di lavoro.

Nel caso di adesione collettiva la tua contribuzione è formata da:

  • il tuo contributo, il cui importo è stabilito dagli accordi collettivi
  • la quota di TFR (Trattamento di Fine Rapporto) futuro, cioè quello che maturi dal momento in cui aderisci alla forma pensionistica
  • il contributo del tuo datore di lavoro.

Se sei un lavoratore autonomo il versamento è esclusivamente costituito dal tuo contributo e forme pensionistiche complementari ti offrono diverse soluzione per investire i tuoi contributi. Sono le linee di investimento.

I fattori fondamentali che determinano la scelta della linea di investimento sono:

  • l’età anagrafica
  • la situazione previdenziale legata alla pensione pubblica (GAP)
  • il profilo di rischio

Quando andrai in pensione potrai decidere se percepire quanto maturato:

  • per il 100% sotto forma di rendita
  • per il 50% sotto forma di rendita e per il restante 50% sotto forma di capitale

La normativa vigente prevede tre tipologie di forme pensionistiche complementari a cui è possibile aderire a seconda della propria posizione lavorativa: i fondi pensione negoziali, detti anche chiusi, perchè rivolti solo a specifici gruppi di lavoratori facenti parte di un determinato settore lavorativo, i fondi pensione aperti destinati, tipicamente, a tutti i lavoratori o gruppi di lavoratori privi di fondi pensione negoziali o trasferiti da fondi negoziali. I Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP) consistono in polizze assicurative a carattere individuale con finalità previdenziali promosse da compagnie assicurative alle quali possono aderire sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi.

 

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