Quali sono i vantaggi fiscali della previdenza complementare

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Alla previdenza obbligatoria ciascun cittadino può decidere di aggiungere una cosiddetta previdenza complementare, tale per cui al momento del pensionamento si percepirà il totale di quanto versato in termini contributivi o, in alternativa, una rendita.

Sappiamo che è specifico diritto di tutti i lavoratori – siano essi dipendenti, liberi professionisti, lavoratori autonomi o atipici – poter aderire alla previdenza complementare nella forma di fondi pensione o ad altre tipologie come i Piani Pensionistici Individuali (Pip).

Nel caso dei lavoratori dipendenti esiste anche la possibilità di versare il proprio Trattamento di Fine Rapporto, mentre per i liberi professionisti e per i lavoratori autonomi, che non hanno il TFR, accade solitamente che essi versino una porzione del proprio reddito individuale commisurata alle proprie possibilità finanziarie.

E’ previsto, per legge, che i contributi versati per le varie forme di previdenza complementare forniscano al cittadino la possibilità di usufruire di una deducibilità dal reddito totale dichiarato ai fini Irpef fino ad una cifra annuale di euro 5.164,57.

E’ consentito beneficiare di tale agevolazione fiscale nel caso in cui si scelgano i fondi pensione o i Piani Pensionistici Individuali, rispetto ai quali il soggetto fornirà la contribuzione attraverso i versamenti effettuati dal proprio datore di lavoro, oppure attraverso i propri stessi contributi, o ancora in aggiunta, per l’appunto, con il versamento del proprio Trattamento di Fine Rapporto.

Aderendo ad un fondo pensione non esiste l’obbligo di destinarvi il proprio TFR. Dal 2007, però, esiste per legge il cosiddetto “silenzio assenso”, tale per cui in assenza di specifica comunicazione da parte del lavoratore entro sei mesi dalla propria assunzione, in merito alla destinazione del Trattamento di Fine Rapporto, in maniera automatica esso verrà convogliato al fondo di previdenza complementare.

Tutto il sistema di cui parliamo determina una possibilità notevole di risparmio per i cittadini, poichè i contributi versati per una forma previdenziale complementare riducono il reddito imponibile, fornendo appunto un risparmio sotto forma di imposte Irpef più basse.

Ovviamente esisterà una variabilità in termini di quantità del risparmio stesso: dipenderà dall’aliquota massima pagata sui redditi.

Nell’eventualità che i contributi già versati non siano stati dedotti dal proprio reddito, vi è la possibilità di comunicarlo all’Ente preposto alla gestione della forma pensionistica scelta entro il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento. In assenza di tale comunicazione, si sarà obbligati a pagare le imposte anche sulle quote di rendita pensionistica derivate dalla contribuzione non dedotta, ovvero quelle che normalmente sono esenti da tassazione.

E’ bene ricordare che vi sia la possibilità per ogni soggetto di effettuare il trasferimento da un fondo pensione ad un altro della propria liquidità accumulata, a patto che dal momento di iscrizione al fondo che si desidera lasciare siano passati almeno 24 mesi.

Nel caso in cui, però, il lavoratore sia iscritto ad un Fondo Inps, tale trasferimento può essere eseguito anche dopo soli 12 mesi, senza alcun costo aggiuntivo o onere fiscale.