Rapporto ABI 2016: i numeri del settore bancario in Italia

Condividi su: Facebook Twitter

“Nell’Area dell’euro gli indicatori congiunturali prefigurano uno scenario di crescita stabile seppur modesta e di inflazione in graduale recupero, ma ancora troppo bassa”. E’ quanto si legge nel Rapporto Abi 2016 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentato martedì 13 dicembre a Milano dal Presidente Antonio Patuelli, che fornisce un quadro della competitività complessiva del settore bancario italiano.

Sul posizionamento delle banche italiane in Europa Abi certifica che continuano a sussistere squilibri sul lato dei costi che penalizzano la competitività. In questo senso, focalizzando la visuale sui gruppi bancari a prevalente vocazione nazionale, emerge che il costo del lavoro unitario, pari ad oltre 73 mila euro a fine 2015, si presenta in calo rispetto al 2014 ma ancora superiore alla media europea di circa 68 mila euro. Anche esaminando il rapporto fra costo del personale e margine di intermediazione il divario tra gruppi bancari italiani e media europea resta ancora molto elevato e pari a oltre 6 punti percentuali (35,2% contro 29% medio europeo). Ancora più significativo è il gap con i concorrenti, ove si consideri il rapporto fra costi operativi e margine di intermediazione: gli intermediari creditizi italiani, infatti, con un indice del 67% si distanziano per 9 punti rispetto alla media europea del 58%. In un contesto di crescenti tensioni politiche e geopolitiche, gli ultimi mesi del 2016 fanno registrare comunque tra gli elementi favorevoli anche gli effetti del quantitative easing della Bce.

Sul piano del personale bancario, tra le principali caratteristiche delle risorse umane si evidenziano anche la qualità professionale in costante crescita (con il 37,8% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (45% sul complesso dei dipendenti).