RECENSIONI: Carlo Cottarelli “I sette Peccati Capitali dell’economia“ – Milano, Feltrinelli 2018

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Quali sono le cause strutturali che frenano l’Italia , impedendole di beneficiare a pieno dei primi impulsi di ripresa economica , che sembrano diffondersi in Europa dopo una devastante crisi economico -finanziaria decennale ? E quali sono i rimedi più appropriati per sanare questa situazione di sfavore del nostro Paese ?

A queste due domande Carlo Cottarelli fornisce in questo interessante libro risposte adeguate , partendo dall’individuazione dei principali punti di debolezza  dell’economia italiana (“ i sette peccati capitali “ ) e cioè: l’evasione fiscale , la corruzione  , l’eccesso di burocrazia , la lentezza della giustizia , il crollo demografico , il divario tra Nord e Sud e la difficoltà a convivere con l’euro.

A ciascuno di essi l’A. dedica uno specifico capitolo denso di considerazioni , in cui , oltre alle caratteristiche e alle cause di ogni  peccato capitale , si indicano le terapie appropriate  per sanare i guasti prodotti .

Agevolato da una’esposizione semplice e chiara, il lettore viene , così , condotto per mano ad un’analisi rigorosa su temi di grande attualità , ma che affondano le proprie radici nel passato ; un’analisi poggiata , sia sulla convinzione  “dell’ importanza dei fattori culturali spesso minimizzate dagli economisti“ , sia sulla necessità di “rafforzare il capitale sociale attraverso l’educazione dei nostri figli e nipoti” .

E alla fine , apprezzando il solido e robusto impianto concettuale sottostante , non si possono non condividere i due moniti conclusivi . ll primo è finalizzato a scongiurare  inopportune perdite di tempo nel porre mano alle riforme , prima di  un nuovo possibile shock internazionale. Il secondo  monito è un invito perentorio ad l’agire con le riforme, ottenendo previamente “un forte consenso dell’opinione pubblica”. E qui l’evocazione , di chiara ed esplicitata matrice gobettiana , è anche un auspicio a imboccare questa volta la strada giusta per il rilancio del Paese  e non quella sbagliata,come purtroppo avvenne giusto un secolo fa .