RECENSIONI – Colin Crouch ”Salviamo il capitalismo da sé stesso”, Bologna, Il Mulino, 2018

Condividi su: Facebook Twitter

Colin Crouch comincia ricordando il tragico incendio della Greenfell Tower di Kensington a Londra del giugno dello scorso anno, segnato dalla tragedia della morte di un centinaio di persone e dovuto quasi sicuramente alla cattiva qualità dei materiali usati: un esempio emblematico secondo l’autore dei guasti prodotti dall’affermarsi di un capitalismo nella sua versione neoliberista.

Colin Crouch, Professore Emerito di Sociologia, trae, così, lo spunto per avviare da questo episodio una riflessione sul neoliberismo capitalistico, esaminando alcuni dei suoi principali effetti degenerativi.

Dopo le pagine espressamente dedicate al tema di evitare di buttare con questi effetti degenerativi quanto di buono è stato comunque realizzato, nel terzo e conclusivo capitolo di questo breve ma denso libretto Colin Crouch si pone l’interrogativo se è possibile riformare il capitalismo neoliberista e puntare verso l’obiettivo di una società contrassegnata da minori disuguaglianze sociali. La sua risposta parte dai presupposti di un’incapacità del mercato ad auto correggersi, a guardare al lungo periodo e dal profondo contrasto che si è andato delineando nel corso di questi anni tra le due visioni di questa forma di capitalismo: da un lato il neoliberismo del mercato, dall’altro, il neoliberismo aziendalista.

Il percorso indicato da Colin Crouch trova una chiave risolutiva nel ruolo delle Istituzioni Internazionali (Istituzioni dell’Unione Europea, OCSE, FMI, etc.) capaci di porsi come governo transnazionale e in grado di risolvere problemi complessi e secolari. Il conferimento ad esse degli strumenti utili per nuove forme di governo democratico, a cominciare dal consenso popolare, appare come la strada percorribile per portare il capitalismo fuori dalle secche delle proprie contrapposizioni consolidate in una prospettiva di grande cooperazione. Una lezione di grande interesse, in definitiva, in controtendenza con l’attuale marcata evaporazione degli ideali europei e con il paradossale ripiegamento su sé stessi, se non addirittura con l’ isolamento, da parte di molti Stati .

 

Filippo Cucuccio