RECENSIONI: Stefano Toso “Reddito di cittadinanza o reddito minimo?“  Bologna , Ed. Il Mulino , 2016

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Il percorso dal reddito di cittadinanza al reddito minimo ( con la variante del reddito di partecipazione ) e la conseguente alternativa tra universalità e selettività delle misure adottate , così come viene tratteggiato in questo interessante e ben articolato volumetto, si spiega con le obiettive difficoltà di introdurre la prima delle due misure ( reddito di cittadinanza ) , volendo comunque non abbandonare il campo di un welfare sostenibile .

In questo senso si rivelano utili le pagine che descrivono puntualmente quanto è stato fatto in alcune realtà europee : come la Gran Bretagna a cui spetta il primato cronologico dell’introduzione di una misura di questo tipo; o la Francia che con la Riforma del 2009 ha compiuto decisivi passi in avanti; o , infine , la Germania in cui le norme di sostegno sono legate alla possibile ricollocazione della persona sul mercato del lavoro . Né manca un accenno agli Stati Uniti, dove all’assenza di un provvedimento specifico fanno da contrappunto diverse misure ispirate ai criteri del welfare .

Un quadro d’insieme da cui il lettore potrà trarre gli elementi utili per apprezzare la validità delle diverse soluzioni finora sperimentate , includendo anche il parametro cruciale della loro sostenibilità finanziaria . Un’analisi che, riferita al nostro contesto nazionale e fondata sulla comparazione dei costi per misure di discutibile efficienza già sperimentate – una per tutte il bonus di 80 euro – , perviene a un risultato sorprendente: “la mancata introduzione del reddito minimo ha avuto finora a che fare con un deficit di volontà politica“.

Anche se l’illustrazione delle proposte e delle iniziative politiche che si sono succedute negli ultimi anni in Italia nella lotta alla povertà va letta per l’A. nell’ottica di colmare il gap che , nell’ambito delle politiche per la protezione sociale , separa ancora il nostro Paese dall’Europa.