Redditi, consumi e risparmi delle famiglie italiane: tendenza al miglioramento?

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In base ai recenti dati raccolti dall’Istat, nel 2016 nel nostro Paese si è assistito ad una crescita dell’1,6% del reddito disponibile delle famiglie, parallelamente ad un aumento dell’1,3% della spesa per i consumi finali. La propensione al risparmio, rispetto all’anno precedente, è stata stimata come superiore di 0,2 punti percentuali, e sempre in crescita si è rivelato essere il potere d’acquisto (+1,6%), così come il tasso d’investimento, con una contemporanea crescita degli investimenti fissi lordi (+3,7%).

Sembra dunque he la condizione generale delle famiglie consumatrici italiane sia leggermente risalita, analogamente ad un clima più fiducioso che spinge i cittadini ad investire più che in passato le proprie risorse. Le opinioni di natura personale, registrate nello studio citato in termini numerici, hanno evidenziato anch’esse una tendenza al miglioramento: le attese rispetto alla situazione economica del proprio nucleo familiare sono risultate in aumento, ed altrettanto le opportunità presenti e future di risparmio (passate da 103 a 112 punti), nonché le capacità di acquisto di beni durevoli. In peggioramento soltanto l’indice che fa riferimento ai giudizi sul bilancio familiare, passato da 5 a 3 punti.

Già nel 2015, del resto, i dati registrati avevano evidenziato una condizione differente: la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici era risultata pari all’8,3%, dunque invariata rispetto al 201, mentre nel quarto trimestre sempre del 2015 era scesa all’8,1%, perdendo 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e 0,3 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2014. Considerando l’inflazione, il potere d’acquisto delle famiglie si era ridotto dello 0,7% nel corso del medesimo anno.

Possiamo quindi ritenere positivo l’andamento dell’attività economica italiana, inserito in un contesto di crescita dei profitti delle imprese e di intensificazione degli investimenti. Pur essendo la ripresa dei prezzi moderata, secondo l’Istituto Istat si verificherà un proseguimento del ritmo interno di crescita a cui attualmente assistiamo. Altrettanto, dal punto di vista internazionale si prevedono buoni risultati dal punto di vista delle possibilità e prospettive economiche sia negli Stati Uniti che nei Paesi europei, a fronte di una sostanziale stabilità negli scambi. Nonostante la contrazione, stimata in un        -2,3% rispetto a dicembre scorso, relativamente alla produzione industriale, si è evidenziato il mantenimento di una variazione positiva (+0,5%) nella media registrata tra novembre e gennaio di quest’anno rispetto al precedente trimestre.

Per quanto riguarda invece l’andamento dei prezzi al consumo, esso è risultato essere in rallentamento rispetto ai rialzi dei primi due mesi di questo nuovo anno. Parliamo del cosiddetto NIC, ovvero dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, che sembra essersi fermato all’1,4% (ovvero due decimi in meno rispetto a febbraio), e dell’IPCA, ossia dell’indice armonizzato, che ha messo in luce un ritmo lievemente inferiore (+1,3%), rimanendo però al di sotto del tasso medio dell’area euro (+1,5% nella stima di marzo) e lontano dal valore che la Banca Centrale Europea ha considerato accettabile come obiettivo per la stabilità dei prezzi.