Reddito di inclusione: a che punto siamo e cosa lo differenzia dal reddito di cittadinanza?

Condividi su: Facebook Twitter

Il reddito di inclusione è strumento che si è posto all’attenzione dei cittadini come il simbolo politico della lotta alla povertà e che dal primo luglio scorso ha acquisito caratteristiche nuove.

Cos’è il reddito di inclusione

Oggi sarà possibile beneficiare del reddito di inclusione  non più basandosi sul possedimento dei requisiti richiesti in precedenza, ovvero la disoccupazione unita ad un’età superiore ai 55 anni, o lo stato di gravidanza, o ancora la presenza in famiglia di un minore o di un disabile: il cambiamento sta nel fatto che per poterne avere diritto sarà sufficiente possedere un Isee entro i 6 mila euro.

Per rientrare nella categoria di chi potrà percepire il reddito di inclusione, inoltre, si dovrà avere un patrimonio immobiliare che non superi i 20 mila euro, escludendo la valutazione della propria abitazione.

E’ previsto che la somma venga elargita per un massimo di un anno e mezzo e in seguito si potrà fare domanda di rinnovo, dopo un periodo di sei mesi, ma per una sola volta. Come stabilito dalle nuove decisioni politiche prese in materia, poi, il reddito di inclusione verrà erogato in quantità che risulteranno proporzionate al numero dei componenti della famiglia.

In particolare si tratterà di una soglia massima erogabile di 187,50 euro per i single, di 294 euro per i nuclei composti da due persone, di 382 euro per quelli di tre, di 461 euro per quelli di quattro individui, fino ai  534 euro per i nuclei composti da cinque persone e 539,80 euro per quelli con sei.

In base alle ultime stime, si calcola che siano circa 2 milioni e mezzo le persone a versare in condizioni economiche di difficoltà tale da rientrare nel range descritto, circa 700 mila nuclei familiari. Cifre che impressionano e che fanno riflettere sul reale andamento dell’economia nazionale.

Per inoltrare la domanda di ricevimento del reddito di inclusione basta recarsi ai Comuni di appartenenza (o in alternativi presso altri punti di accoglienza predisposti dai Comuni stessi) con il modulo preposto scaricabile sul sito dell’Inps e del Ministero del Lavoro, dopo averlo debitamente compilato.

Poiché la possibilità di inoltrare la richiesta esiste già dallo scorso primo giugno 2018, la nuova misura attuata prevede che le domande presentate fino ad oggi vengano riesaminate, per essere cioè rivalutate sulla base dei diversi criteri di ammissibilità stabiliti.

Dal momento del ricevimento della domanda, il Comune avrà tempo due settimane per analizzare e controllare la correttezza dei requisiti del richiedente: in caso di idoneità, provvederà poi ad inoltrarla all’Inps.

Il sussidio verrà infine erogato attraverso la cosiddetta carta Rei, ovvero una carta di pagamento di tipo elettronico.

Differenza fra reddito di inclusione e reddito di cittadinanza

Il partito dei 5Stelle ha invece proposto l’introduzione del cosiddetto reddito di cittadinanza, che consisterebbe in una quota di 780 euro al mese da erogarsi nei confronti di chiunque non abbia un’attività lavorativa oppure percepisca uno stipendio o una pensione che siano inferiori a tale cifra, senza distinzioni né limitazioni in termini di possedimenti immobiliari o bancari.

Per poterlo percepire sarebbero sufficienti la maggiore età, lo stato di disoccupazione o per l’appunto una soglia di reddito considerata al di sotto del limite di povertà, includendo anche i soggetti che pur appartenendo a famiglie con un reddito alto non abbiano una propria entrata economica accettabile.