Reddito pro capite e PIL di un Paese: di cosa si tratta esattamente?

Condividi su: Facebook Twitter

Quando parliamo di reddito ci riferiamo all’incremento o al decremento del grado di ricchezza monetaria di un individuo in uno specifico periodo di tempo. Il reddito pro capite si determina dividendo il reddito complessivo prodotto in un certo tempo da una certa quantità di persone per il numero delle persone stesse.

E’a tutti gli effetti uno strumento che può essere utilizzato per misurare il grado di benessere della popolazione di un determinato Paese, confrontandolo con quello di altri Stati. A tale scopo è necessario fare uso di una moneta internazionale, come il dollaro o l’euro. Ma naturalmente, per essere davvero indicativo, tale raffronto deve tener conto del substrato economico e sociale di ogni Paese che si va ad analizzare e che con molta probabilità sarà differente da quello degli altri considerati.

Poiché generalmente i dati sul reddito totale generato all’interno di uno Stato non sono a disposizione, si può valutare il Prodotto Interno Lordo del Paese di riferimento, che di fatto rappresenta il valore totale dei beni e servizi prodotti all’interno di uno Stato in un determinato periodo di tempo (che solitamente è quello di un anno). Ciò che funge da indicatore della stabilità e solidità economica di un Paese è di conseguenza il rapporto tra il debito pubblico ed il PIL: se ad esempio entrambi i fattori sono elevati, non necessariamente il Paese interessato si troverà in una condizione di pericolo finanziario. Quel che più conta è infatti il rapporto suddetto e il reciproco andamento delle due grandezze. In un caso come questo, il PIL sarà la misura di quanto lo Stato sia capace di risanare il proprio debito pubblico (attraverso, ad esempio, l’imposizione fiscale).

Il Prodotto interno lordo di un Paese è dunque un buon indicatore del suo benessere economico ed è confrontabile a livello internazionale in modo piuttosto semplice. Nonostante ciò, non tiene conto di alcune variabili rilevanti quali le attività di volontariato o il lavoro domestico.

Sappiamo che, in Italia, il reddito pro capite degli ultimi anni è cresciuto, ma non in maniera omogena: sono emerse infatti profonde differenze tra Nord e Sud del Paese, che si aggiungono ad una base di partenza già piuttosto sbilanciata a favore del settentrione. E’ qui che la popolazione, in media, può contare su un’entrata annua di quasi 21 mila euro, a fronte dei poco più di 13 mila euro del Mezzogiorno.

Naturalmente il concetto di benessere economico non sempre coincide con quello di “benessere” in assoluto. A questo scopo, ormai quasi 8 anni fa ha preso vita un’iniziativa di Istat e Cnel mirata ad identificare il Benessere Equo Sostenibile (BES) in Italia, integrando a tal fine l’apporto di indicatori di diversa natura: economica, sociale, ambientale, tenendo sempre presente il fatto che lo stesso concetto di benessere sia di per sé variabile in base ai periodi storici, ai luoghi e alle diverse culture, non potendo quindi essere definito in maniera univoca. L’unico processo di identificazione possibile è quello che prenda in esame le differenti società utilizzando il contributo dei singoli cittadini, delle imprese o associazioni e delle istituzioni.