Risparmio: definizioni e strumenti

Condividi su: Facebook Twitter

Quando in economia parliamo di risparmio ci riferiamo ad una specifica parte del reddito personale, di individui privati, imprese o istituzioni, che non viene spesa nel momento in cui è ricevuta, ma messa da parte per essere utilizzata in futuro.

E’ infatti proprio questo il comune obiettivo del risparmio: avere a disposizione delle risorse economiche per necessità non attuali, che possono essere costituite da spese impreviste ( in tal caso si tratterà di un risparmio “precauzionale”), oppure dalla possibilità di avere un reddito che vada ad aggiungersi a quello pensionistico, o ancora dalla scelta di lasciare un’eredità o di mettere in atto un investimento considerevole, sempre in un futuro.

 Esistono differenti attori che possono aiutare il cittadino nell’organizzazione del risparmio: istituti bancari, promotori finanziari, intermediari specializzati (come società di gestione o compagnie assicurative). Si tratta del cosiddetto “risparmio gestito”, vera e propria forma di investimento che consente a chi la sceglie di realizzare un rendimento proporzionato al capitale investito.

 Accade così che avendo a una certa quota economica di cui poter disporre, detta “quota di accontamento”, si decida di affidarla ad uno o più gestori del settore dando loro il mandato per amministrarla. Essi investiranno il capitale a disposizione su differenti strumenti finanziari, in base alla linea di azione stabilita da chi ha conferito loro il mandato stesso.

 A questo scopo, esistono svariati prodotti di gestione del risparmio dei quali ogni risparmiatore può avvalersi per delineare il proprio portafoglio di investimenti:  una forma molto diffusa per esempio è quella rappresentata dai fondi comuni di investimento, che danno la possibilità di costruire un insieme di titoli a costituzione di un fondo. Chi li sceglie ottiene un certo numero di quote in proporzione al tipo di investimento effettuato nel contesto del fondo stesso, con un ottimo livello di diversificazione e possibilità di scelta dei titoli. I fondi comuni potranno essere obbligazionari, azionari, immobiliari, e così via.

I cosiddetti ETF invece, acronimo di – Exchange Traded Funds – rappresentano degli specifici fondi di investimento mirati ad ottenere un determinato rendimento replicando un certo indice del mercato. Vengono negoziati in Borsa ed hanno una gestione di tipo passivo che conferisce a chi investe un’ampia possibilità di diversificazione, con rischi contenuti e bassi costi di gestione, in assenza di una quota da pagare in entrata o in un’uscita (le uniche sono quelle applicate dall’intermediario a cui è stato dato il mandato).

Vi sono poi le cosiddette gestioni patrimoniali, che invece di avere una gestione collettiva permettono all’investitore di poter ottenere una consulenza personalizzata ed un conto corrente dove far affluire la liquidità.

Le polizze vita, diversamente, costituiscono anch’esse uno strumento di gestione del risparmio che si possono associare a contratti di mutuo ipotecario, mentre i fondi pensionistici danno la possibilità di aggiungere alla pensione di tipo obbligatorio una prestazione previdenziale, con lo scopo di fornire all’individuo una maggiore solidità finanziaria durante la fase del pensionamento.