Titoli di stato: definizione e tipologie

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Quando parliamo di titoli di stato ci riferiamo ad obbligazioni emesse dal Governo attraverso il Ministero delle Finanze e dell’Economia al fine di ottenere liquidità per far fronte al debito pubblico o finanziare le spese previste.

Ricordiamo che le obbligazioni sono per l’appunto dei titoli di tipo finanziario che di fatto rappresentano un prestito e che, di conseguenza, conferiscono a chi le sottoscrive il diritto al rimborso di quanto erogato con l’aggiunta degli interessi. Questi ultimi possono venire corrisposti tramite il pagamento di cedole periodiche (variabili o fisse), oppure attraverso lo “scarto di emissione”, rappresentato dalla differenza tra il costo di emissione e quello di rimborso al momento della scadenza del titolo in questione.

Le obbligazioni possono venire emesse sia da aziende che da enti pubblici territoriali che, come in questo caso, dallo Stato stesso.

Per quanto riguarda le tipologie di Titoli di Stato provenienti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, esse sono suddivisibili in cinque categorie, considerando che sul mercato, nel tempo, ne sono state introdotte sempre di nuove.

Alcune di esse sono state superate, altre sono rimaste in vigore.

Quelle su cui attualmente vi è la possibilità di effettuare un investimento hanno tra loro parecchie similitudini, divergendo soprattutto per quanto concerne il rimborso.

I cosiddetti BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) prevedono ad esempio una modalità di rimborso che viene detta “alla pari”, poiché coincidente con il valore nominale del titolo (che è fisso). In questo caso non sono previste cedole e quindi il rendimento è dato soltanto dalla differenza tra il valore nominale suddetto ed il costo di emissione (che è inferiore). La percentuale di tassazione è del 12,5% e la cifra minima da investire è 1000 euro, per un lasso di tempo non superiore ad un anno.

I CCT (Certificati di Credito del Tesoro) durano invece ben sette anni e vengono corrisposti attraverso aste con frequenza mensile per la riapertura di precedenti posizioni oppure annuale nel caso di nuove emissioni. Il minimo capitale da investire è di 1000 euro ed il guadagno previsto al momento della scadenza ha un tasso variabile.

I CTZ (Certificati del Tesoro Zero-coupon): sono invece obbligazioni della durata di due anni, che prevedono un rimborso remunerativo scaturito dalla differenza tra il valore nominale ed il costo pagato in principio. Vengono detti “Zero Coupon” perchè sono titoli emessi senza cedola.

Vi sono poi i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), che sono costituiti da certificati di debito aventi cedola con validità pluriennale, ovvero da 3 a 30 anni. Il rendimento viene determinato da un tasso fisso e dalla differenza tra il valore di acquisto e quello di rimborso. Questo tipo di obbligazione viene detta “a capitale garantito” in considerazione del fatto che il rimborso prevede tutto il valore nominale del titolo

I BTP€i (Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione), che sono stati emessi per la prima volta circa quindici anni fa, vengono indicizzati all’inflazione facendo riferimento alla Zona Euro. L’indice esercita il proprio effetto sia sul rimborso finale di quanto investito che sulle cedole, che hanno scadenza semestrale. I titoli vengono emessi mensilmente ed hanno scadenze che possono arrivare fino a 30 anni.

Tale tipologia di Buoni del Tesoro garantisce al cittadino di vedersi rimborsato il valore nominale, anche nel caso in cui i costi dei beni dovessero scendere.