“Un economia per il 99%”: i dati Oxfam sulla disuguaglianza

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In Italia, come nel resto del mondo, la disuguaglianza continua a crescere indisturbata. A livello globale sono sufficienti i primi 8 “paperoni” del mondo per comporre la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri. La cifra in questione? 426 miliardi di dollari.

Vista da un’altra angolazione la situazione è questa: l’1% dei più facoltosi al mondo detiene quanto il restante 99%.

A rilevare queste tristi verità è il rapporto “Un’economia per il 99%” redatto da Oxfam, la Ong britannica presente anche in Italia, che da decenni si occupa di lotta contro la povertà.

Dall’analisi emerge che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza, ricorrendo a pratiche di abusi fiscali, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.

Secondo Oxfam, e non solo, è necessario un profondo ripensamento dell’attuale sistema economico che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Un’economia umana, secondo la Ong, garantirebbe società migliori e più eque, assicurerebbe posti di lavoro sicuri con retribuzioni dignitose, tratterebbe uomini e donne con pari dignità; nessuno dovrebbe più preoccuparsi per il costo delle cure mediche, tutti i bambini avrebbero la possibilità di realizzare il proprio potenziale. La nostra economia prospererebbe entro i limiti posti dal pianeta e lascerebbe ad ogni nuova generazione un mondo migliore e più sostenibile.

Se non si interviene subito, tra 25 anni potremmo trovarsi di fronte al primo “trillionario”, ovvero un individuo con una ricchezza superiore ai 1.000 miliardi di dollari.

Non a caso la divulgazione del rapporto è avvenuta alla vigilia del 47^ World Economic Forum (17-20 gennaio 2017), quindi non resta che sperare che il segnale dato da Oxfam non resterà vano. Non per niente lo slogan che segue il titolo della pubblicazione recita: “E’ giunto il momento di costruire un’economia umana a vantaggio di tutti, non solo di pochi privilegiati”.