Unicredit cede il 20% di azioni di Fineco e incassa 552 milioni di euro. Ma cosa sono esattamente le “azioni”?

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Mossa a sorpresa da parte di Unicredit, che per oltre mezzo miliardo ha venduto ad investitori istituzionali un altro 20% di FinecoBank, dopo averne già ceduto un 10% a luglio scorso per 328 milioni. La partecipazione con cui l’istituto continuerà a controllare la società sarà di circa il 35%.

La percentuale ceduta fa riferimento, per l’esattezza, alla vendita di 121,4 milioni di azioni ordinarie ad un prezzo di 4,55 euro ad azione).

Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di “azioni”?

Si tratta di frazioni di capitale di una società. Esse rappresentano quindi il principale strumento di investimento, in considerazione del fatto che l’acquisto di uno o più titoli di questo tipo trasferisce all’acquirente la proprietà di una parte del capitale sociale, naturalmente in proporzione alla quantità di azioni acquisita.

Il titolare delle azioni suddette, ovvero il cosiddetto “azionista”, acquisisce il diritto di prendere parte alla gestione della società attraverso la partecipazione alle assemblee e incassa ciò che viene definito “dividendo”, ovvero quella porzione di utili che la società stessa consegna ai propri azionisti quando il consiglio di amministrazione decide di distribuirne una parte.

Il prezzo di acquisto di un’azione dipende poi dal contesto economico in cui si muove la società, la quale posizionerà sul mercato tutto il proprio capitale o una porzione di esso,  nonché dai risultati in termini di reddito che si è riusciti a generare. Da questi fattori scaturirà un apprezzamento o, viceversa, un deprezzamento del titolo azionario.

Per quanto concerne le azioni vendute da Unicredit, già da tempo si parlava di una definitiva cessione della quota Fineco, indicando la Banca Generali come possibile favorita. Il piano strategico verrà però presentato solo il prossimo 13 dicembre, a Londra. L’evento, che era stato anticipato dal mercato, si verifica proprio alla vigilia del consiglio di amministrazione mensile, quando con molta probabilità i vertici dell’azienda dovranno mettere in atto un aggiornamento delle linee del piano industriale impostato lo scorso novembre da Federico Ghizzoni, chiedendo ai soci un capitale aggiuntivo.

Il gruppo Unicredit, guidato dal francese Jean Pierre Mustier, ha annunciato che non venderà altre azioni per un anno, ma gli analisti del settore sono scettici sull’operazione di scissione, sottolineando come tale decisione rifletta in realtà la difficoltà nel trovare acquirenti per l’intero capitale societario.

Intanto Finecobank ha avuto un rialzo a Piazza Affari, a testimonianza del fatto che il mercato abbia scelto di concentrarsi non tanto sul prezzo delle vendita effettuata, quanto piuttosto sugli effetti positivi che tale mossa potrà avere sulla società.

Per quanto invece riguarda Unicredit, l’istituto bancario potrà proseguire nell’azione di rafforzamento attraverso la vendita di Pioneer e Pekao: per la prima è stata avviata una procedura di cessione a cui stanno prendendo parte diversi operatori del settore (soprattutto Amundi e Poste Italiane) e che potrebbe fruttare circa 3 miliardi di euro, mentre per quanto concerne la seconda sappiamo che per il 40% che ne è rimasto la banca è in trattativa con la compagnia assicurativa polacca Pzu. Probabilmente, comunque, nei prossimi mesi la banca si troverà costretta a varare ugualmente un maxi-aumento di capitale, che secondo gli esperti potrebbe aggirarsi attorno ai 7-8 miliardi di euro.