Inflazione percepita e rilevata

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Quando parliamo di inflazione facciamo riferimento ad un generale rialzo dei prezzi, relativamente a beni e servizi, che in quanto tale fa sì che il potere d’acquisto della moneta corrente decresca, con tutte le naturali conseguenze in termini di maggior difficoltà per i cittadini di accedere all’acquisto dei prodotti necessari allo svolgimento delle proprie vite.

Per effettuarne il calcolo si considera come anno base quello preso come riferimento.

Molte possono essere le cause all’origine del determinarsi di questa condizione: sicuramente possiamo menzionare l’aumento dell’offerta di moneta da parte delle Autorità Monetarie, ovvero degli organi preposti alla direzione della politica monetaria (nel nostro Paese sono il Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio – CICR, il Tesoro e la Banca d’Italia, senza contare il CIPE), ma anche l’aumento della richiesta di beni e servizi, ovvero il cosiddetto eccesso di domanda, così come l’accrescersi dei costi dei prodotti esteri e quello dei prezzi di lavoro e capitali. Si parlerà, infatti, di inflazione monetaria, tipica dei periodi di guerra in cui lo Stato non è in grado di sostenere le crescenti spese della collettività aumentando le imposte e quindi aumenta l’emissione di moneta) e di inflazione da domanda (ad esempio per eccesso di investimenti o di consumi o di esportazioni).

In qualunque caso, però, può accadere che si configuri una differenza, che potrà determinarsi anche come rilevante, tra i valori di inflazione evidenziati dagli specifici istituti di statistica e quelli percepiti invece dai consumatori. In altre parole, i cittadini percepiscono la dinamica dei prezzi in maniera diversa e discrepante rispetto alle misurazioni che vengono invece eseguite e rese note in modo ufficiale.

A cosa è dovuta la differenza fra inflazione percepita e rilevata?

Molte sono state le ipotesi possibili.

Sostanzialmente è bene sottolineare il fatto che la percezione dei consumatori sia esclusivamente di tipo qualitativo: ciò significa che i dati raccolti fanno riferimento alla proporzione esistente tra i cittadini intervistati che sostengono che i prezzi siano complessivamente cresciuti e quelli che sostengono il contrario. E’ dunque, prima di tutto, un’informazione che tiene conto di una tendenza e non di un calcolo.

Una spiegazione semplice ed intuitiva potrebbe comunque essere legata al fatto che esistano beni che ognuno di noi è abituato ad acquistare in maniera abituale, ovvero i cosiddetti beni di prima necessità, come il pane e il latte. Un cambiamento nei loro prezzi verrà così, inevitabilmente, percepito in maniera istantanea.

Esistono invece numerosissimi altri prodotti della cui variazione di costo non siamo in grado di avere una percezione effettiva, sia perchè la loro vastità numerica è superiore, sia perchè non ne facciamo un utilizzo costante.

In ogni caso è stato evidenziato che la discrepanza tra inflazione percepita e rilevata sia sorta soltanto dopo l’introduzione dell’euro, a dimostrazione del fatto che il cambio di moneta abbia potuto, seppur con meccanismi che restano per lo più sconosciuti, dar vita al verificarsi di questa specifica condizione.

Regina Picozzi